Un successo l’iniziativa sul “sovraffollamento delle carceri”. Semplicemente grazie!

NAPOLI – Hanno partecipato davvero tutti. Mettendoci tanto contenuto ed esperienze sul campo maturate nei peggiori istituti penitenziari. Politici, giornalisti, parroci, associazioni e volontari. Un confronto serrato per mettere in evidenza quanto in Italia il sistema carcerario sia illegale perché calpesta i diritti elementari e la dignità. Su tutti l’onorevole Michela Rostan, l’onorevole Clemente Mastella, già Ministro di Grazie e Giustizia e attuale sindaco di Benevento;  Samuele Ciambriello, Garante dei detenuti; hanno delineato le falle del sistema e le possibili soluzioni. Importanti contributi arrivati da storici cronisti come Espedito Pistone e Franco Buononato, quest’ultimo brillante moderatore che ha saputo sollecitare un dibattito che si è sviluppato su diverse articolazioni di pensiero. Molto apprezzato l’intervento di Anna Ulleto, consigliere comunale a Napoli, da sempre attivissima nel mondo del sociale e al fianco dei disagiati. Una foltissima platea ha dimostrato di apprezzare l’iniziativa. Grazie a tutti i relatori ed all’associazione “Figli di Barabba” che con testimonianze dirette ha permesso di allargare gli orizzonti senza fare demagogia ma partendo dalla realtà dei fatti. Una realtà di abusi ma anche di volontari e sacrifici. Di umanità e sensibilità. “Grazie di cuore a tutti i partecipanti – dichiara il presidente nazionale di Orgoglio campano, Vincenzo Nocerino -. La grande partecipazione dei cittadini all’evento ha premiato non solo la qualità dei relatori ma soprattutto la scelta del tema, quello relativo al sovraffollamento delle carceri, quanto mai attuale. Purtroppo la classe politica e di governo è distratta dalle solite beghe e dalla corsa a garantirsi posti al sole, dimenticando i reali problemi di questo Paese ormai dimenticato. Possibile che non si parli della riforma del sistema carcerario che per i livelli di degrado che ha raggiunto dovrebbe al contrario rappresentare la priorità dell’agenda di governo. Insieme a politiche per l’occupazione. E invece litigano sulla legge elettorale, sui vaccini e su altri temi di distrazione di massa pur di evitare di affrontare i reali problemi delle persone. Il successo di questa sera rappresenta per noi una piccola soddisfazione e un monito a fare sempre meglio e di più. Siamo sulla strada giusta per continuare a restituire voce ai territori e quindi alle famiglie”.

Convegno a Napoli sul “Sovraffollamento delle carceri”. Mastella ospite di Oc

Napoli – Il Movimento “ORGOGLIO CAMPANO” e l’associazione di volontariato “FIGLI DI BARABBA” organizzano un convegno sul tema del “Sovraffollamento e degrado, carcere e territorio da emarginazione a integrazione”. L’iniziativa si terrà il 19 ottobre, alle ore 19, presso la sala teatro dei salesiani “Don Bosco” di Napoli in via Don Giovanni Bosco 8. All’iniziativa interverrà l’onorevole Clemente Mastella, sindaco di Benevento e già Ministro di Grazia e Giustizia. I lavori saranno aperti da Anna Ulleto, consigliere comunale di Napoli. Al dibattito interverranno Samuele Ciambriello, Garante dei detenuti della Regione Campania; onorevole Michela Rostan, componente della commissione Giustizia della Camera; avvocato Francesco Urraro del foro di Nola; Giovanni Corona, magistrato della Procura della Repubblica presso il Tribunale “Napoli Nord”; avvocato Maria Chiara Parisi, presidente associazione “Figli di Barabba”; Teresa Fusco, psicoterapeuta minori area penale; avvocato Antonio Parisi, volontario presso il l’istituto penitenziario di Secondigliano; don Franco Esposito, direttore dell’ufficio diocesano Pastorale Carceraria;  Espedito Pistone, giornalista. Le conclusioni saranno affidate all’avvocato Pasquale Marrazzo, portavoce di “Orgoglio campano”. Il dibattito sarà moderato da Franco Buononato, giornalista de “Il Mattino”. Inoltre, durante il confronto sono previste testimonianze dirette dell’associazione “Figli di Barabba” e di importanti figure che operano nelle carceri della Campania. “Si tratta di un’iniziativa nata per promuovere l’integrazione tra diversi soggetti e diversi sistemi che si misurano sul versante della legalità e del sociale sullo sfondo di un modello di società inclusiva che vive la differenza come risorsa – dichiara Vincenzo Nocerino, segretario nazionale di Orgoglio campano”.    

Vicini ai catalani. Da Barcellona lezioni da non dimenticare. Anche per i meridionali

E’ stato un giorno importante per la storia. In Spagna, a Barcellona, si è votato per l’indipendenza della Catalogna. Cittadini chiamati ad esprimersi attraverso un referendum. Non tocca a noi sviscerare i motivi di un’esigenza che viene da lontano; dettata da ragioni economiche, territoriali, di cultura, di lingua, di valori che l’autonomia concessa dal governo centrale di Madrid, aumentata negli ultimi anni da una revisione dei precedenti accordi, non ha mai colmato quel vuoto che i catalani si portano dietro da sempre. La Catalogna vuole l’indipendenza. Anche perché, come spesso avviene, la politica che gestisce i governi non si dimostra all’altezza perché ormai il destino dei popoli e delle comunità sono nelle mani delle lobby, della finanza, delle banche e delle multinazionali. E’ un problema locale, nel senso nazionale, ma anche europeo. Non a caso l’Unione Europea è monetaria, anzi, nemmeno monetaria, ed economica. Fatta di sacrifici e restrizioni che obbligano le masse all’impoverimento ed alla fame. Nelle nazioni che hanno un cuore, quei popoli che hanno una storia e che hanno “sangue”, la reazione non si è fatta attendere. Motivi diversi ma la reazione c’è stata. La “Brexit” in Inghilterra e adesso l’indipendenza fortemente richiesta, voluta e sostenuta dalla Catalogna. Vuol dire che i cittadini iniziano a ribellarsi ad un “ordine” che non rappresenta più i popoli; un ordine che non rappresenta più le masse, le istanze dei cittadini e dei territori. E non bastano le sanzioni economiche come minaccia verso l’Inghilterra. Non bastano i poliziotti di Barcellona inviati dal Governo di Madrid per impedire un voto. La polizia catalana, I “Mossos d’esquadra”, davanti ai seggi non ha voluto fare irruzione. Sono catalani e non picchiano la gente che democraticamente vuole solo esprimersi. Un movimento democratico quello di Barcellona che ha toccato i cuori di tutt’Europa, di tutto il mondo quando da Madrid come risposta alla richiesta d’indipendenza arriva una posizione giudicata dallo stesso sindaco di Barcellona “vile”. Vile perché non si possono picchiare cittadini che vogliono esprimere pacificamente e democraticamente nell’urna una richiesta sacrosanta di “indipendenza”. Una richiesta partorita sui contenuti. E di risposta il governo centrale non può appellarsi all’illegittimità del voto.  Sarà pure illegittimo il referendum sull’indipendenza ma quel referendum illegittimo esprime una volontà popolare che non sarà mai repressa e cancellata con i manganelli, non sarà mai respinta rompendo le teste agli anziani o spezzando la schiena di giovani studenti che lottano per la loro terra, per le loro tradizioni. Non è una questione di destra, di sinistra o di centro. E’ una questione di attaccamento al territorio, alle proprie origini, ai propri valori, alla propria terra ma soprattutto quell’indipendenza rappresenta la voglia di un intero popolo che produce di non sottomettersi a quei poteri forti, a quella politica asservita a logiche deviate legate al peggiore capitalismo ed assistenzialismo inutile, che calpesta e mortifica le masse. “Orgoglio campano” ha guardato al voto di Barcellona con profonda ammirazione verso lo spirito territoriale dei cittadini della catalogna. Uno spirito non di destra, non di sinistra e nemmeno di centro.  Lo definiamo spirito territoriale. Ed un movimento meridionale e meridionalista come “Orgoglio campano” non può non schierarsi al fianco di quei cittadini che erano davanti ai seggi per chiedere l’indipendenza. E lo diciamo ancora più forte dopo lo scenario che il mondo è stato costretto a guardare dopo le irruzioni dei poliziotti e la loro violenza inaudita ed inaccettabile. Lo diciamo forte dopo i divieti dei governi che vogliono impedire con misure sempre più restrittive persino il diritto di manifestare. No, non ci stiamo. Anche in Spagna il governo Rajoy ha esagerato. E in quell’esagerazione il referendum non c’entra nulla. E’ ormai un sistema adottato da un continente sempre più repressivo ed al servizio dei potentati: impedire di manifestare, impedire ai popoli di esprimersi liberamente. E’ questo il messaggio che cogliamo dalla militarizzazione di Barcellona. Dalla cui città arrivano una serie di lezioni che dovrebbero far pensare anche noi italiani ed in particolare noi meridionali e meridionalisti. Per carità. Non chiediamo da meridionali e meridionalisti convinti l’indipendenza. Ci mancherebbe. Saremmo fuori dalla storia. Anche un partito radicato e strutturato come la Lega Nord, nata chiedendo la secessione, ha cambiato tiro perché ha capito che, nonostante tutto, in Italia non c’è un’opinione pubblica motivata fino a quel punto. Il problema è un altro.  E dal nostro punto di vista lo poniamo in tutta la sua forza: la “Questione meridionale”. Un meridione storicamente produttivo poi saccheggiato, devastato, derubato, depotenziato. Messo in ginocchio. Adesso i cittadini meridionali hanno il dovere di rialzare la testa di fronte ad un governo centrale illegittimo forse più dello stesso referendum in catalogna. Non è possibile che in un governo di un paese come l’Italia con una “questione meridionale” che grida vendetta, ci debba essere spazio solo per un soggetto del Sud e per di più nel ruolo di Sottosegretario al niente. Non chiediamo la secessione o l’indipendenza, ma pretendiamo rappresentanza dei nostri territori. Quella rappresentanza che il bassissimo livello della classe dirigente prodotta dai partiti tradizionali non garantisce da anni. E allora dobbiamo autorganizzarci, dal basso, sperando di fruttare qualche “lacuna” di una legge elettorale blindata, creata ad hoc per impedire il voto e impedire quindi la rappresentanza dei territori. Dobbiamo non più delegare ma scendere in campo, fare le liste, candidarci per arrivare nelle istituzioni con i nostri uomini, le nostre donne, i nostri giovani, per rimettere al centro la “questione meridionale”. Per portare nelle istituzioni quei problemi che nessuno vuole più affrontare. Si parla di vaccino, di legge elettorale, del papà di Renzi, della vita sessuale di Berlusconi: tutte armi di distrazione di massa. La disoccupazione, la crisi che impedisce alle famiglie di arrivare a fine mese, l’impossibilità dei giovani a crearsi una famiglia perché precari a vita, senza lavoro, senza certezze e costretti al continuo e costante impoverimento; a continue e costanti umiliazioni della dignità della persona. Nessuna attenzione alla lotta alla mafia, quella vera; dei riciclatori, dei “colletti bianchi”, dei tassi usurai delle banche, l’indebitamento delle famiglie costrette a sottoscrivere finanziarie per mettere il piatto a tavola. L’aumento dei prezzi, più che raddoppiati, di fronte ad una diminuzione del potere d’acquisto della moneta. Nessuno ne parla. Come se i problemi reali non esistessero. Ecco perché “Orgoglio campano” non parlerà mai di secessione perché non è quella la ricetta giusta. Ma di rappresentanza dei problemi veri dei …

I “territori” non devono più delegare ma mettersi “in cammino”

Perché aderire ad Orgoglio campano. Chi si pone questa domanda ha già dato metà risposta. Ragionamento sottile ma molto semplice. Se un cittadino che vuole impegnarsi per il proprio territorio oppure intende trovare un luogo di confronto su temi, locali o nazionali, si gira attorno e cerca di scegliere tra la proposta politica e programmatica quella che più si addice alle convinzioni personali, alla visione comune di società e del “sistema” Paese. I primi interlocutori, per tutta una serie di motivi, restano i partiti tradizionali. I cosiddetti partiti tradizionali nonostante sfido chiunque conosca il nome di un partito, nella sua accezione reale del termine, a considerare tali il Pd, Forza Italia e la Lega. Sarebbe più corretto parlare di “contenitori”. Programmi uguali, liste blindate, tesseramenti nelle mani di capibastone, candidature calate dall’alto, militanza zero, meritocrazia al pari della militanza. Allora se non ci sono motivi materiali, seppur in alcuni casi legittimi, da considerarsi anche come opportunità di lavoro o perché no, anche di incarichi professionali, mi dite perché un cittadino dovrebbe aderire a questi contenitori? Quali battaglie serie portano avanti questi contenitori? Chi sono i parlamentari che si impegnano sui territori per dare risposte concrete alle famiglie, a comunità ormai dimenticate ed utili solo in campagna elettorale come bacini di voti? Ragionate su questa domanda e buttate fuori il primo nome che vi viene in mente. Avete persino difficoltà a ricordarvi il nome di un parlamentare dei territori perché non esistono. Sono stati nominati e quindi non hanno radicamento territoriale e nessuna volontà di radicarsi. Perché nella “Politica moderna”, senza partiti ma fatta di contenitori, senza militanti ma di tessere fasulle, senza leader ma coi capibastone, senza eletti candidati ma con gli eletti nominati, perché chi fa politica dovrebbe rendere conto ai cittadini quando non sono i cittadini a decidere nemmeno chi dev’essere eletto? Ecco perché, tornando al ragionamento principale, chi si pone l’interrogativo del perché aderire ad “Orgoglio campano” trova metà della risposta proprio nella sua domanda. Perché chi cerca degli argomenti utili significa che già si è guardato attorno analizzando i contenitori “tradizionali” e non ha trovato nulla. Non che faccia al caso suo. Ma non ha trovato nulla in termini di idee, di visione della città, di visione dello sviluppo e di ripresa economica; non ha trovato movimenti o partiti che fanno battaglie per i territori; non ha trovato movimenti o partiti senza capibastone; non ha trovato la possibilità di incidere realmente nelle scelte, nei processi decisionali, perché anche questo conta. Inutile girarci intorno, Anche questo conta all’interno di un meccanismo partecipativo perfetto. Non a caso la regola fondante di Orgoglio campano resta “uno vale uno”. Nel senso che ogni scelta, ogni decisione, la si prende insieme e all’interno del meccanismo il pensiero di ogni singolo “pesa” allo stesso modo. Ben oltre i voti, ben oltre il titolo di studio, perché ad un movimento come il nostro interessano le idee, le proposte per migliorare i territori. E questa è la prima differenza tra “noi e loro”, tra orgoglio campano e i “contenitori tradizionali”. Abbiamo una piattaforma programmatica “reale”, che si arricchisce giorno dopo giorno, riunione dopo riunione, confronto dopo confronto anche con altre realtà nate su spinte meridionali e meridionaliste. E la “questione meridionale” riteniamo che debba rappresentare il cuore di qualsiasi governo a qualsiasi livello. A differenza di quanto avviene oggi.  Perché se la “questione meridionale” la si affronta come si deve, l’Italia si irrobustisce e il “sistema Paese” si riprende. Perché i veri problemi che la politica e il governo nazionale non affronta hanno una matrice indiscutibile: la mancanza di lavoro. Creando occupazione si rimette in moto il meccanismo virtuoso in tutti i settori. Creando occupazione si da un pugno in faccia alle organizzazioni criminali perché non troveranno più manovolanza. Creando lavoro si restituisce quella dignità ad uomini e famiglie perduta negli ultimi anni. Da qui vogliamo partire. Da qui si deve partire. Ma nessuno ne parla perché cercano di trovare argomenti mediatici ad effetto per “distrarre” l’opinione pubblica. Con la complicità degli organi di stampa e tv. Potrei continuare per ore a scrivere sui motivi che obbligano ormai i “cittadini attivi” a guardare al civismo ma soprattutto a fare una selezione anche nelle iniziative civiche sempre più spesso al servizio di obiettivi personali. Con questo non voglio pubblicizzare semplicemente Orgoglio campano ma sottolineare l’importanza di una esperienza ad oggi esattamente al centro tra una “civica all’italiana” e un partito nella sua accezione migliore. Perché puntiamo a mettere insieme le migliori esperienze dell’uno e dell’altro caso. Ecco perché c’è bisogno del contributo di tutti. Per decidere insieme, per restituire voce ai territori, così come stiamo facendo, per dare opportunità ai migliori, a chi ne ha la capacità, di emergere e affermarsi senza passare per capibastone. C’è bisogno del contributo di tutti quelli che si vogliono impegnare valorizzando i territori, mettendo al centro i problemi portando avanti battaglie di contenuto, battaglie reali per le comunità in tutti i settori, dall’ambiente a quello occupazionale, dal sociale alla sicurezza. La politica deve tornare a parlare alla gente dei problemi della gente. E questo non accadrà mai se la gente non decidere di occuparsi in politica senza più concedere deleghe in bianco a chi storicamente ha affondato l’Italia e le realtà locali. Non è più tempo di delegare. Orgoglio campano rappresenta innanzitutto questo: un’opportunità per i territori e per chi non vuole più delegare ma scegliere il futuro per sé e per il proprio territorio. Il nostro percorso si chiama “Territori in cammino”. Più camminiamo e più la fiumana si irrobustisce. Più cresciamo più opportunità creiamo. Per i territori e per le energie locali. Sul sito orgogliocampano.com troverai il modulo di adesione o semplicemente i contatti per partecipare alla prossima assemblea del movimento. Contattaci perché la politica, la società, il tuo paese ha bisogno di te. E per crescere, per raggiungere importanti ed ambiziosi risultati Orgoglio campano ha bisogno delle tue potenzialità, delle tue proposte e delle tue idee. Inizia un percorso di attivismo. Adesso ne hai l’opportunità. Non devi delegare e poi lamentarti. Basta partecipare. Con l’orgoglio e la forza di chi vuole fare perché sente forte il senso di appartenenza a questa terra magica da troppi anni mortificata da una pessima politica che vuole toglierci anche il diritto di pensare e di sperare.  

Caivano. Sfiducia al sindaco “atto irresponsabile”. Presto una sezione di Orgoglio campano in città

Caivano. Il movimento Orgoglio campano stigmatizza la scelta dei consiglieri di Forza Italia (Buonfiglio, Ponticelli, Frezza e Mellone) che hanno sfiduciato il sindaco Simone Monopoli rendendo, col commissariamento del Comune, il cammino verso il risanamento sicuramente più difficile, più complicato rischiando di far ricadere sui cittadini le conseguenze di una scelta che riteniamo irresponsabile. Allo stesso tempo, il movimento Orgoglio campano annuncia che alle prossime elezioni sarà presente alla competizione elettorale col proprio simbolo e la propria lista. Mentre nelle prossime settimane sarà inaugurata anche una sede a Caivano e ufficializzato il commissario di sezione nonché il coordinamento  che dovranno occuparsi del programma, della composizione della lista e dell’attività del movimento. Il nostro obiettivo principale sul piano politico resta la ricandidatura a sindaco del medico Simone Monopoli per continuare quell’azione di risanamento delle casse comunali e di ripristino della legalità che una sfiducia irresponsabile rischia di fermare.

Cabina di Regia

Il 6 Settembre 2017 si è tenuta la riunione della “cabina di regia” del movimento “Orgoglio Campano” con all’ordine del giorno il tesseramento e la nomina di una commissione che si occuperà di gestire questa fase che terminerà con l’organizzazione del I Congresso nazionale, regionale, provinciale e cittadino del partito meridionalista per la nomina degli organismi interni e dei coordinatori.